Questo post, è una specie di continuato del precedente, nel quale riassumevo a mie parole i dieci consigli su come pianificare una presentazione che Garr Reynolds dava dal suo sito internet a tutti coloro che si avvicinano alla disciplina del Public Speaking.
Stasera, mi sono letto la parte riguardante l’esposizione, probabilmente la parte che crea più apprensione quando si è agli inizi, entrano in gioco una serie di fattori, che solo con l’esercizio e l’esperienza possono essere digeriti del tutto o quasi.
Mentre la scorsa volta avevo mantenuto lo stile dei 10 consigli, questa volta non li voglio riportare, sarebbe forse troppo facile e mi servirebbe a poco, ecco perchè ho deciso di mixarli, e dargli un tocco di personalità raccontandoli con parole mie.
Quando ci si trova davanti ad una platea, solitamente ben disposta a concederti il suo tempo, a patto che ne valga la pena, l’ingrediente fondamentale per avere successo è la passione. Esatto, se ciò che dici loro è formale e senza personalità l’attenzione dell’audience verrà meno. Potete dire ciò che volete, anche la cosa più interessante del momento, ma se lo fate senza crederci e senza trasmettere un’emozione, la maggior parte non porterà a casa nulla di voi e della vostra presentazione.
A questo proposito mi è subito venuto in mente Steve Jobs, il CEO della Apple Computers Inc., ed avedo visto svariati keynotes Apple negli ultimi tempi, la cosa che più di tutte ho notato è la passione che Steve trasmette. Si può parlare di mille altri “tips”, ma senza la passione non si va da nessuna parte.
Faccio un esempio, forse stupido, ma lo stesso Jobs, che probabilmente conosce per esperienza tutti i trucchi per colpire l’audience, non otterrebbe lo stesso risultato se dovesse fare un talk sui…. cosmetici, o sull’ultima collezione Armani.
Una volta che siamo sicuri di aver passione, possiamo passare ad analizzare altri aspetti, forse più tecnici del primo; infatti, quasi tutto si riassume nella gestione del focus del pubblico; ovvero, il saper rapire il pubblico, fagli guardare la slide e saperlo riprendere, perchè chi parla non deve essere “una voce fuori campo”, ma deve essere il focus dell’audience.
Per rapire il pubblico è necessario partire forte nei primi 3-5 minuti che ci vengono concessi, se si abbassa il ritmo qui, commettiamo un gravissimo errore e sarà faticoso riprendere l’attenzione delle persone che abbiamo di fronte; quindi, creiamo “l’Ignite” (accendiamo la fiamma) che alimentarà probabilmente tutto il nostro talk.
Tenere il pubblico attivo è la cosa fondamentale, e per far ciò, Garr Reynolds, consiglia di non rimanere fermi sul podio, ma di muoversi, ciò non vuol dire continuare a camminare avanti ed indietro, ma camminare il giusto, per aumentare la confidenza con l’ambiente e soprattutto per riuscir più facilmente ad ottenere il contatto visivo con il pubblico per trasmettergli un qualcosa in più, per renderli partecipi della presentazione. Inoltre, mentre si è “on screen”, ci si può aiutare con un mini telecomando, per cambiare la slide e farla apparire nel momento più opportuno.
La slide però, da quel che ho capito stasera, può essere un’arma a doppio taglio, nel senso che c’è il rischio di far distrarre il pubblico con una slide, perdendo così il focus dell’audience. Reynolds, parla del famoso “tasto B”, che io ignoravo fino a poche ore fa, ma che permette di togliere la slide e lasciare un blank screen, proprio per far si che il pubblico torni a concentrarsi su ciò che gli si sta dicendo.
Il “tasto B” non cì mette però al riparo dalla perdita di concentrazione a favore delle slides, infatti se effettuiamo la nostra presentazione in una sala completamente buia, il pubblico non ci vedrà, si concentrerà solo sulle slides che saranno l’unica cosa che avranno davanti agli occhi, e noi diventeremo pian piano una voce fuori campo… Noi non vogliamo questo! Quindi è utile trovare il giusto compomesso di luminosità in sala.
Come avrete capito, l’attenzione del pubblico è fondamentale, ed è per questo che è meglio parlare 5 minuti in meno, con un pubblico presente e concentrato al cento per cento, piuttosto che raggiungere i 30 minuti (o quanti ne abbiamo a disposizione) con buona parte del pubblico distratto (vedi nota di fondo). Quindi, e qui mi rifaccio al post precedente, bisogna saper essere coincisi!
Infine, uno speaker deve essere freddo nel gestire la situazione e nel tener tutto sotto controllo, ma non deve essere freddo nei confronti del pubblico. Come dicevo all’inizio, la passione scalda l’atmosfera, si tende a dare qualcosa al pubblico, e se il pubblico fa domande o interviene, lo speaker deve gestire al meglio la situazione, dando chiarimenti a chi ne necessita oppure ringraziando per una puntualizzazione.
Bisogna sempre essere gentili e professionali, sempre… Sono dei punti chiave, nella reputazione di uno speaker.
Nota di fondo:
“Non puoi forzare le persone ad ascoltarti. Se vogliono cibo, non puoi dar loro slides. Dà loro cibo.” Simone Brunozzi
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Un grazie all’autore dell’immagine:

